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DREAD AT THE CONTROLS

Mikey dread musicista e conduttore radiofonico jamaicano è da considerare come una delle colonne portanti della componente Reggae dei Clash, profondo conoscitore di stili e tecniche della musica Reggae, che poi hanno influenzato la musica mondiale e lo fanno ancora oggi, come il dub e il talk over, innestò nei nostri questo ramo che contribuisce ad estendere il fenomeno Clash fuori da contesti musicali predefiniti e di genere.
DREAD AT THE CONTROLS, come spesso veniva presentato, è stato il produttore di un pezzo, che io personalmente ascolterò fino a quando avrò le orecchie per poterlo fare, si tratta di “Bankrobber”. Guidò i nostri verso la Cultura del Basso, cooperando a pieno ritmo a quel capolavoro che fù Sandinista, dove in alcuni dei 36 pezzi dell’album, curò la produzione e tutte le version mix.

Alcuni giorni fa Michael Campbell in arte Mikey dread si è spento all’età di 54 anni.

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Spesso, mi piace pensare che i Clash, in realtà non siano stati “semplicemente” una band che è entrata nella storia, ma un laboratorio dove la musica è cresciuta, e in questo laboratorio oltre a personaggi come: Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon che furono, senza dubbio, il fulcro d’acciaio, ci sono tanti personaggi che portarono il loro contributo per creare questo fenomeno, che può essere visto come un enorme megafono che recita lo stesso messaggio di protesta per tante culture diverse, sotto il quale, quindi, si ritroveranno per sempre punk, immigrati, sandinisti… insieme a tutti coloro che ascoltano e ascolteranno i Clash.

Mettete in riproduzione Bankrobber - in onore di Mikey dread.

ku0k010 records - combat kuok - 100% THE CLASH

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Questa chitarra ha segnato la storia (punto)

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I soldi per acquistare questo strumento hanno una provenienza piuttosto strana, provenivano dal compenso ricevuto in cambio di un matrimonio combinato, per rendere cittadina inglese una ragazza immigrata da qualche isola caraibica. La cittadinanza era indispensabile per poter lavorare e ricevere il sussidio che il governo inglese dispensava ai propri cittadini durante i periodi di disoccupazione che, burocraticamente, si richiedeva con quel famoso modulo chiamato UB40, poi divenuto, anche, il nome di una famosa band reggae inglese.
Il fasullo marito era Joe Strummer.
Il vero matrimonio, Strummer, lo fece con questa chitarra, usata in tutti i suoi tour e registrazioni.

Ogni giorno è quello giusto per ascoltare i CLASH. Oggi, 22 dicembre, c’è un motivo in più per farlo.

ku0k010 records - combat kuok - 100% THE CLASH

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Harder Faster Louder

Qualche giorno addietro girovagavo sul sito della shake edizioni per solita ricognizione sui libri e il conseguente frustrante aggiornamento dei desiderata natalizi che diventeranno pasquali e poi ferragostani indi genetliaci per ritornare natalizi dopo i buoni propositi onomastici.

Nel catalogo hanno inserito vivaddio un marcio succulento trucido cofanetto cha fa tanto nightmare before X-mas: AMERICAN HARDCORE, ovvero il documentario definitivo sulla scena HC statunitense dei primi ‘80, diretto da Paul Rachman e scritto da Steven Blush e il libro, scritto da quest’ultimo, AMERICAN PUNK HARDCORE, con oltre 400 pagine dense e ribollenti di interviste, critiche, spunti, aneddoti e tutto quanto rende vivide la storia e soprattutto l’identità di una scena davidiana che ha lottato contro i Goliath della comunicazione musicale e la politica reaganiana e ne è uscita sconfitta. Ma esplodendo l’ultimo respiro ha disseminato spore che sarebbero uscite come la pianta di fagioli di jack fino a entrare direttamente da dietro nell’immaginario musicale, colletivo e sociale dei 90.

La lettura e la visione del film e del libro danno idea di un senso compiuto, di una traccia musicale che ha ripreso le idee del punk britannico ma, perdendo oceano-traversando qualsiasi reminiscenza pop (chè popular erano i sex pistols e quasi working class i Clash) e fottutamente britannica, ha acquisito una ferocia e un carattere nettamente politico e universale che ne hanno decretato la fortuna anche fuori dall’ambito strettamente statunitense: da fenomeno suburbano, miscuglio di alienazione e affermazione tipico della gioventù claudicante dei sobborghi americani, è ritornato in Europa e, proprio nel nostro Brut Paese in putrefazione da fine anni 60 e schiettamente provinciale ha trovato una delle sue culle mondiali: Granducato HC, Negazione, Nabat e altri. La penisola per una volta ha ribollito di vita propria e vomitato sul globo tutta la rabbia e il senso di non adeguatezza che ha sempre fermentato nella nostra società, spiegando, anzi gridando sputando che il bel canto è morto-e-sepolto, che le città abitate dal nulla umano e architettonico sono fabbriche di alienazione e che la canzone italiana è una messinscena reiterata e avvilente di un mondo che non c’è più.

La poetica non è quella del film The warriors, grande affresco letterario classico con forme pop, ma quella di Dawn of the dead, degli zombi drogati di consumi che ritornano nel centro commerciale anche dopo morti: senza anima, consumatori per inerzia, proletari che scardinano con il loro non essere l’idea stessa che la società moderna possa averla questa anima. L’hardcore è la colonna sonora di questo processo, la cronaca musicale delle derive grigiaste del nostro tempo, dove le categorie merceologiche hanno sostituito quelle umane.

Questo aspetto ritorna nella narrazione dell’epopea dei gruppi del periodo: basti pensare ai Germs di L.A. protagonisti del film The decline of western civilization. Le storie dei grandi gruppi del periodo sono rese magnificamente dalle parole dei protagonisti e nel film ci sono immagini inedite e riprese dal vivo direttamente di quegli anni: dai Black Flag ai Bad Brains (la perla nera del lotto) dai Minor Threat ai Circle Jerks si scava e si guarda ad alzo zero quello che è stato allora, le vicende umane e politiche e le battaglie vitali ed emozionanti, fossero nei club o per strada contro poliziotti, mass media e benpensanti. Tutti tesi ad arginare questa musica tribale e nevrotica che però venica fuori come uno tsunami e travolgeva le città.

RIFERIMENTI

www.shake.it

AMERICAN HARDCORE
La storia del punk americano 1980-1986

un film di Paul Rachman, scritto da Steven Blush

Film+libro di 64 pp.
3 ORE, interviste, foto, musica, contenuti speciali.
Negli EXTRA interviste integrali + inediti. E inoltre un contributo di Mungo (Declino) sulla scena hardcore italiana
Euro 17,90
Sottotitoli in italiano. Edizione italiana tradotta da SYD MIGX

Steven Blush
AMERICAN PUNK HARDCORE

Una storia tribale
€ 17, pp. 464, centinaia di immagini

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JOE STRUMMER ROCKER (1952-2002)

COMUNE DI FILOTTRANO

Filottrano è un paese di circa 10.000 abitanti della provincia di Ancona, si trova a ridosso degli Appennini, ma non dista molto dal mare, come viene riportato sul sito dello stesso comune. Tra i 10.000 abitanti ci sono anche i fratelli Severini fondatori della storica band The Gang. Leggi il resto di questo articolo »

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Cos’ è Aphex Twin?

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Aphex Twin - nome d’arte di Richard David James (Limerick, 18 agosto 1971) è un musicista irlandese, uno dei maggiori esponenti dell’ IDM, famoso per “esplorare” vari stili musicali come Drum’n'Bass, Ambient Techno, e Acid House, ma capace anche di sfociare, in alcune sue composizioni, nella Musica classica e nella Non-music.È stato definito come una delle figure più inventive ed influenti della musica contemporanea [1].Uno dei brani da lui incisi - Bit - è uno fra i brani più brevi registrati nella storia della musica leggera (vedi Lista di canzoni sotto il minuto di durata): dura infatti appena sette secondi.

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Joe Strummer: The Future Is Unwritten

Joe Strummer: The Future Is Unwritten

Come faccio di tanto in tanto passavo il tempo a sfogliare la pagina Apple dedicata ai movie trailers e che cosa mi trovo? La locandina di un documentario su Joe Strummer a cura di Julien Temple!!! Cosa? Non ne sapevo niente! Possibile che i nostri Andrea e ku0k010 non fossero informati sulla cosa? Forse hanno solo dimenticato di parlarcene in associazione.

Comunque ho cercato un po’ di informazioni sulla data di uscita in Italia e non ho trovato niente. Se qualcuno ne sa qualcosa lo faccia sapere qui. Chissà? Forse uscirà per l’anniversario della morte, il 22 Dicembre, ma è solo una delle supposizioni che ci sono in giro. Neanche sul sito ufficiale del film ho trovato informazioni eusastive.

Intanto è stato trasmesso in Irlanda e su radioclash.it possiamo leggere le commoventi impressioni di un appassionato.

E’ stata pubblicato un album contenente la colonna sonora del film, eccovi la tracklist:

1. Joe Strummer: “Punk Rock Warlord”
2. The Clash: “White Riot” (Previously Unreleased Alternate Demo Mix)
3. Rachid Taha: “Rock The Casbah”
4. BBC World Service
5. Elvis Presley: “Crawfish”
6. Tim Hardin: “Black Sheep Boy”
7. MC5: “Kick Out The Jams”
8. The 101ers: “Keys To Your Heart”
9. Joe Strummer: “Mick And Paul Were Different”
10. The Clash: “I’m So Bored With The U.S.A.” (Previously Unreleased Demo)
11. U-Roy: “Natty Rebel”
12. The Clash: “Armagideon Time”
13. Eddie Cochrane: “Nervous Breakdown”
14. The Clash: “(In The) Pouring Rain” (Live – Previously Unreleased)
15. Joe Strummer: “Omotepe”
16. Andres Landeros: “Martha Cecilia”
17. Ernest Ranglin: “Minuet”
18. Latino Rockabilly War: “Trash City”
19. Topper Headon: “I Called Him Woody”
20. Woody Guthrie: “Ranger’s Command”
21. Bob Dylan: “Corrina, Corrina”
22. Joe Strummer & The Mescaleros: “Johnny Appleseed”
23. Nina Simone: “To Love Somebody”
24. Joe Strummer: “Without People, You’re Nothing”
25. Joe Strummer & The Mescaleros: “Willesden To Cricklewood”

E’ tutto, penso proprio che aspetterò l’uscita di una versione sottotitolata in italiano perchè il mio inglese non è proprio il massimo…

Freto.

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Staromestsky Dixieland Praha - 2007

Staromeski Praha Dixieland

Con grande ritardo ecco un po’ di foto a testimonianza che i buon vecchi Staromestsky Dixieland Praha sono ancora vivi e vegeti! Vi servirà il Flash Player per vedere l’album ma penso che l’unico pizzarrone che non ce l’ aveva ancora ero io e mò l’ho installato, quindi ora siamo tutti!

Per vedere le foto carca aaqquai.

Con i due 2 brevi video scaricabili dai link presenti alla vostra sx sull’indice dell’album potrete gustarveli all’azione! certo non sarà come vederli dal vivo ma per chi li conosce, vi rinfrescherà la memoria!Salute e Dio salvi i dinosauri Staromestsky Dixieland Praha! Leggi il resto di questo articolo »

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CONCERTO REKKIABILLY 11 MAGGIO 2007

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Nonostante i numerosi inviti e la preventiva comunicazione della serata dei Rekkiabilly, dell’11 maggio al Politecnico di bari, che poteva essere una buona occasione per avere sul posto una nutrita delegazione Mobbasta, e permettetemi di aggiungere, nonostante il seguente fine settimana che sembrava perfetto per organizzarsi, insomma nonostante tutto, ancora una volta non siete venuti a trovarci.

SERATA POLITECNICA

- CONCERTO REKKIABILLY 11 MAGGIO 2007 –

(una breve descrizione)

I Rekkiabilly sono uno spasso! Come qualcuno, giustamente ha risposto alla mia domanda fatta sul forum, riguardo a cosa ne pensavate del gruppo, e penso che sia il modo migliore per focalizzare di cosa stiamo per parlare.

I Rekkiabilly sono un quartetto, una band con un tipico assetto Rock&Roll; la sezione ritmica è affidata ad un batteria molto tecnica, dinamica che tiene sempre molto alto il ritmo e un fantastico contrabbasso che fa tanto Rockabilly, alla chitarra, nonché prima voce, un personaggio che penso sia cresciuto a botte di Stray Cats, con una simpatia innata, tipica del genere, che credo sia un talento con cui si nasce, infine al sax ed urla varie, per intenderci alla King Kurt (chi li conosce sta sorridendo), una bellissima ragazza, che oltre alle indiscutibili qualità tecniche, sfrutta tutto il fiato di cui dispone per addobbare il suono di fischi vari e di urla stridule in chiave Psychobilly, che oltre ai già citati King Kurt, mi fanno venire in mente anche i Cramps.

La loro esibizione, per i vari avvicendamenti che si sono avuti sul palco, non è durata moltissimo, ma sufficiente per farci rendere conto della qualità della band. Si capisce subito che i ragazzi sono tutti provenienti da varie esperienze musicali, e che ormai hanno una certa dimestichezza con palco e pubblico che riescono a coinvolgere con successo, inoltre i Rekkiabilly offrono diverse sfumature di genere personalizzando il sound con dei passaggi surf e quando meno telo aspetti ti mettono la chitarra in levare e si passa allo Ska, anche se la tradizione Rockabilly li inquadra fortemente. In fine, per tutti gli appassionati di acustica, come “Tooonio nostro”, volevo segnalare che il gruppo ha l’ausilio di un fonico che li segue, creando il giusto equilibrio tra gli strumenti e facendo uscire fuori, sistema permettendo, il suono giusto per il loro genere.

ps: per eventuali domande, curiosità, chiarimenti in generale potete rivolgervi a ku0k010 records oppure D_e J_useppe

Salute, ku0k010 records

 

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Robert Nesta Marley

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6 FEBBRAIO 1945

Robert Nesta Marley nacque il 6 febbraio del 1945 a Nine Miles, nelle vicinanze della baia di St. Ann. Suo padre, Norval Marley, era un ufficiale (bianco) della marina Inglese, appartenente ad una famiglia di ricchi commercianti residenti sull’isola, ma fedelissimi alla corona (in quel periodo la Giamaica era colonia inglese, lo è stata fino al 5 Agosto del 1962), mentre la madre, Cedella Malcom, era una giovane ragazza nera dell’isola, figlia di umili contadini della zona.
Il padre, pur riconoscendo la paternità del piccolo Robert, dovette sottostare al volere della sua famiglia che, da subito, aveva espresso il dissenso per questa scomoda unione; come da perfetto copione razzista. Nel 1955, Norval Marley, morì. Marley disconobbe suo padre. Il suo vero padre fu il nonno materno, Custos Malcom, che insieme con la madre Cedella, lo allevarono. Robert, da subito soprannominato Bob, trascorse i suoi primi dodici anni nell’abitazione del nonno Custos, frequentando con discreto profitto la scuola locale. Leggi il resto di questo articolo »

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Grinderman - Grinderman

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Pronti Partenza Vaffanculo!!!

Così penso che avessero in mente di partire…
Due binari blues su cui viaggia un sound scollegato e assemblato, con la stessa arte dei nostri antenati che costruivano i muri a secco con le pietre trovate nei campi. Pezzi, strumenti, suoni che apparentemente non combaciano, ma che creano potenza!
Così si presentano i Grinderman, il nuovo progetto di Nick Cave, che lascia da parte il suo pianoforte e ritorna scalzo, con un baffone alla Battocchio, agli albori della sua carriera, quando con i Birthday Party e nei suoi primi album da solista, tracciava sonorità grezze e primitive.
In realtà Cave il suo piano lo porta(in alcuni pezzi) anche in questo lavoro, capita che lo usi quasi come se fosse uno strumento a percussione(Get It On), infatti si coordina molto bene con l’ottima batteria di Jim Sclavunos(ex Cramps) che di ritmi scassati è un intenditore.
Grinderman è un marchingegno costruito da meccanici del suono più che da musicisti, ingegneri o produttori del suono, un sound poggiato su una linea di basso corposa, pesante, sotto la regia di Martyn Casey(dei Triffids), e due chitarre da macellaio: Warren Ellis (Dirty Three) e un inedito Nick Cave che per l’occasione mette anche lui il camice da macellaio imbracciando la chitarra (una versione inedita di Cave, infatti non ha mai suonato la chitarra solo raramente in alcuni live).
Grinderman è un album che a tratti cambia e come se Nick Cave dicesse “cosa sto facendo?!” e ritorna alla sua sacralità ed escono fuori sonagli e tribalate varie, ballate tristi come in “Man In The Moon”, ma sono solo parentesi, perché la spina dorsale del lavoro è primitiva, dura, pronta a ricominciare sfruttando l’esperienza dei marpioni che l’hanno creato!
Con questo lavoro Nick Cave si espone a critiche, ma credo che il lavoro è da considerare, perché lui non aveva nessun motivo di rimettersi in gioco, poteva fare ancora un lavoro e rafforzare la sua posizione di “poeta-musicista”, ma non l’ha fatto.

La nota negativa del lavoro (come al solito) è il prezzo dell’album che oscilla tra i 16 e 20 euro, eccessive considerando che si tratta di 11 tracce per un totale di circa 40 minuti di musica, sono sicuramente troppi per uno studente come lo sono io! Quindi vi consiglio, prima di acquistare il lavoro, di contattare una delle sottocitate etichette, per avere una versione (che considero legittima dato il prezzo) tipo guida all’ascolto per eventuale acquisto.

Etichette felici di essere indipendenti e totalmente anarchiche:
- ku0k010 records
- (Dino&Sauro) ALL_FREE_TO music

Componenti del gruppo:
Nick Cave : voce, chitarra elettrica, organo elettrico, piano
Warren Ellis : bouzouki elettrico, fendocastor, violino, viola, chitarra acustica, voce
Martyn Casey : basso, chitarra acustica, voce
Jim Sclavunos : batteria, percussioni, voce

Dettagli album:
Artista: Grinderman
Nome album: Grinderman
Genere: Indie Rock - Blues
Sottogenere: Garage
Etichetta: Mute / EMI
Pubblicazione: Marzo 2007
Numero pezzi: 11
Durata complessiva: 40’03”
Track List: ‘Get It On’, ‘No Pussy Blues’, ‘Electric Alice’, ‘Grinderman’, ‘Depth Charge Ethel’, ‘Go Tell The Women’, ‘(I Don’t Need You To) Set Me Free’, ‘Honey Bee (Let’s Fly To Mars)’, ‘Man In The Moon’, ‘When My Love Comes Down’, ‘Love Bomb’.

Giudizio:
Miglior pezzi: Get It On, No Pussy Blues, Honey Bee (Let’s Fly To Mars)
Voto generale: 7

salute, ku0k010 records

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