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	<title>Commenti a: Maledizione di Natale</title>
	<link>http://mobbasta.altervista.org/2007/12/23/maledizione-di-natale/</link>
	<description>Il blog dell'associazione Salentina</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 16:05:07 +0000</pubDate>
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		<title>Di: tinielo</title>
		<link>http://mobbasta.altervista.org/2007/12/23/maledizione-di-natale/#comment-128</link>
		<author>tinielo</author>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 18:49:42 +0000</pubDate>
		<guid>http://mobbasta.altervista.org/2007/12/23/maledizione-di-natale/#comment-128</guid>
					<description>Come dice GVino la tristezza è grande, intanto non ci è dato sapere se piante sane (non indebolite dagli stress provocati da accumulo nel terreno di acque reflue acide e nematodi) avrebbero meglio resistito all'ira di Dio!
Di certo la perdita naturalistica, storico – culturale e anche affettiva è grande come il vuoto lasciato tra quegl'alberi, riparo, tra l'altro, dal sole d'estate dei tanti pomeriggi trascorsi in comitiva a suonare jambè, padelle, tubi, bidoni…!
Questa essenza arborea ed il suo frutto hanno acquisito molta importanza nella storia di Tricase e dei Tricasini già a partire dal XVI secolo.
Infatti una delle attività che rendeva di più a quel tempo era quella del "Pelacane" .
Questa attività consisteva nel lavorare le pelli di capra o di becco fino ad ottenere "i cordovani", che venivano tinti di nero.
Fino al 1649 infatti aveva prosperato qui una sola industria: quella della concia, che tra il 1400 e il 1600 aveva qualificato Tricase come porto di importanti commerci di pelli, conciate con il tannino estratto dalle ghiande delle querce della specie Vallonea (volgarmente dette anche "falamide"), con calce, solfuro ed acido solforico.
E per più di due secoli i Tricasini erano stati soprannominati "Pelacane" probabilmente dal greco "Pelacao" che indica lo scarneficare le pelli, prima operazione della concia .
La quercia vallonea permise l' instaurazione dello "Jus auripellis" ( diritto di ornare con pelli dorate l'interno dei palazzi e dei lussuosi cocchi ).
Dal 1640, quando il porto di Tricase fu chiuso al traffico marittimo dal vicere conte d' Ognatte per scongiurare il pericolo del contrabbando (così si disse all'epoca), cominciò il lento declino dell' arte del Pelacane a Tricase e prese a svilupparsi l'agricoltura nel settore degli ortaggi .
Tra questi, le zucchine "cucuzze" in dialetto vendute come primizie in marzo ed aprile procuravano un significativo reddito sul mercato di allora che interessava tutto il Salento.
I Tricasini cominciarono quindi ad essere indicati con il termine "cucuzzari" per un tipo di coltura, appunto, che da allora caratterizza l' agricoltura del luogo.
Per molti lustri infatti i giardini assolati di Tricase Porto e degli otto chilometri della fascia costiera hanno offerto le condizioni climatiche ideali e l'abbondante acqua richiesta per la coltura delle zucchine e la loro maturazione già in marzo e aprile .
Ancora oggi la "cucuzza" rientra in alcuni modi di dire che fanno riferimento a Tricase.
L' espressione "i samenti de chira cucuzza" (i sementi di quella zucca), ad esempio, indica gli uomini che si sono distinti per opere dell' intelletto .

Ed ancora "quannu se scarfa la cucuzza" (quando si scalda la zucca) indica il carattere dei Tricasini, tranquillo e paziente ma solo fino a che "nu se scarfa la cucuzza" appunto, quando cioè reagiscono con decisione. Il riferimento storico è alle sollevazioni popolari che Tricase ha vissuto all' incirca in ogni secolo dell'ultima metà del secondo millennio: dalla resistenza al Duca di Alessano che nel 1495 voleva sottrarre Tricase alla fedeltà degli Aragonesi, alla reazione all' assedio dei Veneziani che nel 1532 erano intenzionati a strapparla all' imperatore Carlo V ; dalla ribellione di quel gruppo di Tricasini che sul finire del 1700 schierò contro i Gallone, feudatari dell'epoca, alla ribellione del 1935 che costò cinque morti e numerosi feriti perché le forze dell' ordine spararono sulla folla in tumulto contro la decisione del regime fascista di sopprimere il locale Consorzio agrario ( ACAIT) sorto nel 1902 per iniziativa di Alfredo Codacci Pisanelli.

"Cucuzzari" per vocazione agricola, dunque, dopo i trascorsi di "Pelacane" o "diti niuri" come venivano chiamati in altri tempi i Tricasini, per avere le dita nere dalla concia .
Una vocazione agricola , col conseguente appellativo, che non ha risparmiato alcune frazioni di Tricase immortalate, in una filastrocca nota ancora oggi :
"A Tutinu i paparussi
a S. Eufemia e maranciane
a Caprarica ' i cistareddi
a Tricase i Cucuzzetti"
Facile dedurre che nella frazione di Tutino si coltivassero prevalentemente peperoni (alcune famiglie vengono ancora oggi chiamate " Paparussi" ) e a S.Eufemia le melanzane, come accade ancora oggi.
Caprarica era invece nota per le sue civette ( "cistareddi" ) che nidificavano sulle mura del Castello, mentre per Tricase riecco la "cucuzza", la zucchina, che insieme alla “falanita” hanno caratterizzato più un secolo di storia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come dice GVino la tristezza è grande, intanto non ci è dato sapere se piante sane (non indebolite dagli stress provocati da accumulo nel terreno di acque reflue acide e nematodi) avrebbero meglio resistito all&#8217;ira di Dio!<br />
Di certo la perdita naturalistica, storico – culturale e anche affettiva è grande come il vuoto lasciato tra quegl&#8217;alberi, riparo, tra l&#8217;altro, dal sole d&#8217;estate dei tanti pomeriggi trascorsi in comitiva a suonare jambè, padelle, tubi, bidoni…!<br />
Questa essenza arborea ed il suo frutto hanno acquisito molta importanza nella storia di Tricase e dei Tricasini già a partire dal XVI secolo.<br />
Infatti una delle attività che rendeva di più a quel tempo era quella del &#8220;Pelacane&#8221; .<br />
Questa attività consisteva nel lavorare le pelli di capra o di becco fino ad ottenere &#8220;i cordovani&#8221;, che venivano tinti di nero.<br />
Fino al 1649 infatti aveva prosperato qui una sola industria: quella della concia, che tra il 1400 e il 1600 aveva qualificato Tricase come porto di importanti commerci di pelli, conciate con il tannino estratto dalle ghiande delle querce della specie Vallonea (volgarmente dette anche &#8220;falamide&#8221;), con calce, solfuro ed acido solforico.<br />
E per più di due secoli i Tricasini erano stati soprannominati &#8220;Pelacane&#8221; probabilmente dal greco &#8220;Pelacao&#8221; che indica lo scarneficare le pelli, prima operazione della concia .<br />
La quercia vallonea permise l&#8217; instaurazione dello &#8220;Jus auripellis&#8221; ( diritto di ornare con pelli dorate l&#8217;interno dei palazzi e dei lussuosi cocchi ).<br />
Dal 1640, quando il porto di Tricase fu chiuso al traffico marittimo dal vicere conte d&#8217; Ognatte per scongiurare il pericolo del contrabbando (così si disse all&#8217;epoca), cominciò il lento declino dell&#8217; arte del Pelacane a Tricase e prese a svilupparsi l&#8217;agricoltura nel settore degli ortaggi .<br />
Tra questi, le zucchine &#8220;cucuzze&#8221; in dialetto vendute come primizie in marzo ed aprile procuravano un significativo reddito sul mercato di allora che interessava tutto il Salento.<br />
I Tricasini cominciarono quindi ad essere indicati con il termine &#8220;cucuzzari&#8221; per un tipo di coltura, appunto, che da allora caratterizza l&#8217; agricoltura del luogo.<br />
Per molti lustri infatti i giardini assolati di Tricase Porto e degli otto chilometri della fascia costiera hanno offerto le condizioni climatiche ideali e l&#8217;abbondante acqua richiesta per la coltura delle zucchine e la loro maturazione già in marzo e aprile .<br />
Ancora oggi la &#8220;cucuzza&#8221; rientra in alcuni modi di dire che fanno riferimento a Tricase.<br />
L&#8217; espressione &#8220;i samenti de chira cucuzza&#8221; (i sementi di quella zucca), ad esempio, indica gli uomini che si sono distinti per opere dell&#8217; intelletto .</p>
<p>Ed ancora &#8220;quannu se scarfa la cucuzza&#8221; (quando si scalda la zucca) indica il carattere dei Tricasini, tranquillo e paziente ma solo fino a che &#8220;nu se scarfa la cucuzza&#8221; appunto, quando cioè reagiscono con decisione. Il riferimento storico è alle sollevazioni popolari che Tricase ha vissuto all&#8217; incirca in ogni secolo dell&#8217;ultima metà del secondo millennio: dalla resistenza al Duca di Alessano che nel 1495 voleva sottrarre Tricase alla fedeltà degli Aragonesi, alla reazione all&#8217; assedio dei Veneziani che nel 1532 erano intenzionati a strapparla all&#8217; imperatore Carlo V ; dalla ribellione di quel gruppo di Tricasini che sul finire del 1700 schierò contro i Gallone, feudatari dell&#8217;epoca, alla ribellione del 1935 che costò cinque morti e numerosi feriti perché le forze dell&#8217; ordine spararono sulla folla in tumulto contro la decisione del regime fascista di sopprimere il locale Consorzio agrario ( ACAIT) sorto nel 1902 per iniziativa di Alfredo Codacci Pisanelli.</p>
<p>&#8220;Cucuzzari&#8221; per vocazione agricola, dunque, dopo i trascorsi di &#8220;Pelacane&#8221; o &#8220;diti niuri&#8221; come venivano chiamati in altri tempi i Tricasini, per avere le dita nere dalla concia .<br />
Una vocazione agricola , col conseguente appellativo, che non ha risparmiato alcune frazioni di Tricase immortalate, in una filastrocca nota ancora oggi :<br />
&#8220;A Tutinu i paparussi<br />
a S. Eufemia e maranciane<br />
a Caprarica &#8216; i cistareddi<br />
a Tricase i Cucuzzetti&#8221;<br />
Facile dedurre che nella frazione di Tutino si coltivassero prevalentemente peperoni (alcune famiglie vengono ancora oggi chiamate &#8221; Paparussi&#8221; ) e a S.Eufemia le melanzane, come accade ancora oggi.<br />
Caprarica era invece nota per le sue civette ( &#8220;cistareddi&#8221; ) che nidificavano sulle mura del Castello, mentre per Tricase riecco la &#8220;cucuzza&#8221;, la zucchina, che insieme alla “falanita” hanno caratterizzato più un secolo di storia.</p>
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		<title>Di: ku0k010</title>
		<link>http://mobbasta.altervista.org/2007/12/23/maledizione-di-natale/#comment-130</link>
		<author>ku0k010</author>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 20:32:04 +0000</pubDate>
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					<description>Credo, che una piccolissima consolazione possa arrivare dal modo in cui questi alberi giganti sono stati distrutti, sicuramente più dignitoso di quello che sarebbe potuto essere con i parassiti invisibili,  oppure con i “parassiti visibili” che, incuranti del valore di quel querceto, lo hanno trascurato ed abbandonato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo, che una piccolissima consolazione possa arrivare dal modo in cui questi alberi giganti sono stati distrutti, sicuramente più dignitoso di quello che sarebbe potuto essere con i parassiti invisibili,  oppure con i “parassiti visibili” che, incuranti del valore di quel querceto, lo hanno trascurato ed abbandonato.</p>
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		<title>Di: tinielo</title>
		<link>http://mobbasta.altervista.org/2007/12/23/maledizione-di-natale/#comment-131</link>
		<author>tinielo</author>
		<pubDate>Mon, 24 Dec 2007 10:50:16 +0000</pubDate>
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					<description>Il mese scorso ho messo a germinare  18 ghiande in un semensale, così tra 2-3 secoli avremo già delle piante di dimensioni circa uguale alla metà della più grande delle piante cadute!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il mese scorso ho messo a germinare  18 ghiande in un semensale, così tra 2-3 secoli avremo già delle piante di dimensioni circa uguale alla metà della più grande delle piante cadute!</p>
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		<title>Di: tinielo</title>
		<link>http://mobbasta.altervista.org/2007/12/23/maledizione-di-natale/#comment-133</link>
		<author>tinielo</author>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 02:46:09 +0000</pubDate>
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					<description>foto qui:
http://picasaweb.google.it/associazionemobbasta/MaledizioneDiNatale</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>foto qui:<br />
<a href="http://picasaweb.google.it/associazionemobbasta/MaledizioneDiNatale" rel="nofollow">http://picasaweb.google.it/associazionemobbasta/MaledizioneDiNatale</a></p>
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		<title>Di: roccoflash</title>
		<link>http://mobbasta.altervista.org/2007/12/23/maledizione-di-natale/#comment-135</link>
		<author>roccoflash</author>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 10:57:15 +0000</pubDate>
		<guid>http://mobbasta.altervista.org/2007/12/23/maledizione-di-natale/#comment-135</guid>
					<description>"...fatti non foste a viver come bruti...",
ma anche le Vallonee lasciate al loro destino trovarono un'aria che le trombò....
impressionante....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230;fatti non foste a viver come bruti&#8230;&#8221;,<br />
ma anche le Vallonee lasciate al loro destino trovarono un&#8217;aria che le trombò&#8230;.<br />
impressionante&#8230;.</p>
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