IL CALCIO MODERNO

Rubo un po’ di spazio a questo blog per dare un punto di vista diverso rispetto a quello che si è sentito in TV e nei mass-media in generale sugli ultras dopo l’uccisione di Grabriele Sandri.

Lo voglio fare proprio perché i mezzi di comunicazione, che dovrebbero dare una giusta panoramica della situazione , non si sono sforzati di fare degli approfondimenti e hanno liquidato la questione trovando un capro espiatorio su cui puntare il dito in modo molto superficiale. Il lassismo giornalistico purtroppo avviene per tanti altri aspetti della società italiana, ma questo potrebbe essere argomento di un’altra discussione.

Lo faccio anche perché il calcio lo seguo da vicino e quindi voglio analizzare le varie sfaccettature che avvolgono questo mondo in generale.

Inizio dai fatti.

Ad un autogrill vicino ad Arezzo, in seguito a delle scaramucce tra alcuni “automobilisti” che si recavano allo stadio, un poliziotto spara ad altezza d’uomo dall’altra parte della carreggiata uccidendo un ragazzo che sedeva sui sedili posteriori di un’autovettura.

Se chi di competenza si fosse semplicemente limitato a dare la notizia in questi termini,avrebbero evitato molti di quei problemi che di seguito sono nati. Invece la notizia passata come scontro tra tifosi sedato nel sangue di un ultra’ della Lazio ucciso da un poliziotto, ha fatto esplodere nella maniera peggiore una polveriera a cui bastava una piccola scintilla per scoppiare.

Non sono riusciti neanche ad usare un po’ di logica e sensibilità,forse per ignoranza e per poca considerazione nei confronti di quello che lo vogliano o no è un movimento: il movimento ultras.

Rimandando solo una partita anziché bloccare il campionato, come avvenuto quando il morto è stato un poliziotto, come vuoi che venga interpretato dagli ultras? La morte ha un valore diverso?

Gli ultras non sono solo delinquenti che cercano la rissa, la violenza, che trasformano un gioco in qualcosa per cui vale la pena morire. Gli ultras hanno dei valori importanti come la solidarietà, fratellanza, coerenza e sacrificio. Per varie ragioni storico-sociologiche(diverse da curva in curva e da zona in zona) gruppi di ragazzi si sono trovati coinvolti ed uniti sempre più attorno al tifo per la loro squadra e per la “maglia”. Maglia che rappresenta tanti valori ed emozioni, che da altre parti non sono riusciti a trovare, da difendere contro chi la svilisse. Inizialmente doveva essere difesa dagli insulti dei tifosi avversari,particolarmente ostili per motivi socio-culturali(Lecce-Bari;Palermo-Catania) o per valori rappresentanti opposte ideologie(Livorno-Lazio) oppure per semplici rivalità legati a fatti sportivi (Fiorentina-Juventus;Roma-Juve etc)

In tutto questo vi è poi da considerare che la maggior parte delle formazioni ultras sono aggregazioni di borgata, della periferia o comunque da ambienti poco felici. Crescendo dove la violenza è la normalità per forza di cose questa violenza se la sono portata dietro con se comportandosi in situazioni di contrasti con altri gruppi non abbassando la testa ma reagendo per non essere considerato più debole e soccombere, come hanno imparato a fare nelle strade. Indubbiamente nelle curve non esistono solo ragazzi del ghetto, ma anche altri componenti dei più variegati ambienti, e nella curva hanno imparato l’uno dall’altro venendo a formare un gruppo integrato e con valori alternativi a quelli rappresentati dal mondo circostante. Uniti contro i soprusi.

Da diversi anni a questa parte la lotta per la difesa della maglia (ma ormai per il calcio in generale) si è spostata contro quello che loro stessi definiscono il “calcio moderno”.

Il calcio moderno fatto di milioni di euro che girano grazie alla vendita dei diritti televisivi alle pay-tv. Quando ci sono le Tv e i soldi tutto quello che era tradizione e folklore viene schiacciato per lasciare spazio agli anticipi, posticipi, serie B al sabato(e i tifosi che lavorano?chi se ne fotte!).

Gli ultras si schierano contro, ma loro voce non viene lontanamente ascoltata, per quanto forti e motivati siano i cori che lanciano ad ogni partita. I tifosi non si sono sentiti rispettati. Per contro si sono sentiti sempre più braccati come criminali o piuttosto come chi da’ fastidio perché, per quanto insignificanti,remavano contro questa macchina da soldi. Braccati da chi di loro non se n’è mai fottuto un cazzo per migliorare la loro situazione di vita.Gli stanno cercando di togliere l’unico spazio che si sono riusciti a conquistare nella società, uno spazio che è importante quanto la famiglia. La curva è una seconda casa, e l’amico tifoso un fratello.

Si è venuta così a creare una voragine,una discrepanza di visioni sul modo di “vedere” la partita di calcio tra tifosi ed istituzioni: gli ultras in piedi in curva sotto la pioggia e i signori a casa in poltrona.

E visto che i vertici del potere non si vedono e non si riesce quindi neanche a toccarli, il tifoso si è venuto a confrontare con chi il potere lo difende e quindi lo rappresenta nella strada:le forze dell’ordine.

Gli scontri con le camicie blu sono diventati quindi sempre più frequenti un po’ perché appunto rappresentano il braccio armato del potere un po’ a causa del loro atteggiamento arrogante e violento. Questo è un altro dei problemi della questione. Il fatto che la polizia italiana non sia preparata ad affrontare situazione di particolare tensione sociale, trasformando tafferugli in guerriglia. E’ un fatto di scarsa preparazione ma anche di ignoranza perché anche in situazioni “pacifiche” assumono atteggiamenti di superiorità e quasi di sfida avendo pochissima elasticità mentale, quasi a dimostrare chi è il più forte.

Per carità non voglio che ne esca un quadro dove i tifosi sono solo le solite povere vittime del sistema. Hanno le loro responsabilità perché anche alcuni movimenti hanno mangiato da questo sistema, venendo pagati e gestendo delle piccole fette della torta. Questo però è un fenomeno spento da molti anni ormai. Perchè inoltre, gli ultras, non sono dei santi che vanno predicando la pace, cercano lo scontro e i tafferugli. Tafferugli che talvolta sono sfociati nella violenza, nella vigliaccheria e nella morte. Non tutti però sanno che dopo un vertice dei rappresentanti ultras, è nato un codice non scritto nel quale è stato stabilito che lo scontro ci può essere ma deve essere leale: no armi da taglio, solo calci e pugni e no a tanti contro uno. Non sempre sono stati rispettati o comunque qualcuno li potrebbe ritenere non giusti, ma questo fa parte della filosofia ultras.

Ritornando al discorso precedente sul calcio moderno e ricollegandolo agli episodi di violenza non è stato difficile fare 2+2 per i vertici del calcio, mettendo misure sempre più restrittive fino a reprimere aspramente dopo la morte del poliziotto Raciti.

Sono state inserite una serie di normative (DASPO) per la sicurezza negli stadi, ma credo siano norme inutili senza criteri logici e addirittura peggiorative.

Le zone di prefiltraggio nell’area antistante lo stadio, i tornelli, il biglietto nominativo e le restrizioni della libertà dei tifosi hanno forse evitato che avvenissero incidenti?no perché gli incidenti avvengono raramente dentro gli stadi ma possono scoppiare ovunque come dimostrano gli episodi di San Martino.

Il risultato dei decreti DASPO è stato solo quello di avvelenare gli animi e creare ancora più rabbia negli ultras. Diffide e multe piovute dal cielo sui tifosi solo perchè portavano un cappuccio in testa o stavano in piedi in curva appoggiati alla balaustra o il fatto di non poter portare gli striscioni allo stadio se non previa autorizzazione della questura etc. etc. hanno creato malumori in curva. Gli ultras sono stati demonizzati ….non ho mai sentito qualcuno che provasse a cercare un dialogo con dei rappresentanti del tifo organizzato. Sono stati condannati ancor prima di essere processati d’avanti all’opinione pubblica. Purtroppo in Italia chi non è coperto da nessun potente e non muove interessi economici, ma che anzi si batte contro questi interessi, viene perseguitato e privato di molte garanzie costituzionali.

Forse sarò sembrato un po’ di parte in questo articolo ma le mie intenzioni erano quelle di contestare il modo in cui si è cercato di risolvere i problemi che pur esistono in questi ambienti.

LIBERTA’ PER GLI ULTRAS!!!

5 Commenti »

  1. ku0k010 scrive,

    7 Dicembre 2007 @ 13:59

    Fa piacere sentire finalmente quella parte che di solito viene indicata come contraddittorio in questo processo a senso unico.
    Io credo, che le macchine dei soldi, come quella che oggi può essere il calcio in Italia, siano più forti di tutto quello che noi possiamo pensare e in cui possiamo credere, soprattutto, quando qualcuno dà fastidio, basta guardare alle guerre che ogni tanto si vedono in giro per il mondo - ma qual’è la condizione necessaria, perché queste macchine facciano vedere la loro forza repressiva, quando qualcuno dà fastidio, se non quella di mettere l’opinione pubblica dalla parte “giusta!?!?!”

  2. Freto scrive,

    7 Dicembre 2007 @ 17:16

    Big brother is watching you. E se non ci può guardare, meglio reprimere all’origine.
    Bravu Peppe, ottimo inizio.

  3. cupe78 scrive,

    7 Dicembre 2007 @ 19:35

    SCUSATE NON MI LEGO A QUESTA SCHIERA, MORRO’ PECORA NERA

  4. rock scrive,

    10 Dicembre 2007 @ 11:56

    fa bene il Presi a puntare il dito sui media e sulla degenerazione del calcio a causa dei troppi interessi finanziari circolanti.
    vorrebbero anche eliminare sfottò e striscioni, tipica espressione artistica e goliardica dei gruppi di tifoseria organizzata.
    a mio avviso per poter avere nuovamente un calcio che sia sport, si dovrebbero eliminare il “calcio moderno” e le infiltrazioni politiche e violente all’interno dei gruppi ultras.
    tutti come Peppe.
    Rock

  5. tinielo scrive,

    11 Dicembre 2007 @ 11:12

    Non seguo il calcio e non vivo la tifoseria (pertanto dovrei tacere!!!): certo sicuramente sarà una questione di inclusione sociale, di costume e se vogliamo di tradizione e di spirito d’appartenenza difficile da capire se non li vivi, come il nostro Giopeppo!!!
    Ma a proposito di punti di vista, dal mio del tutto esterno e al di fuori quindi delle parti, vedo anche paesi nei quali le partite vengono giocate senza gabbie divisorie tra calciatori e tifoserie e tutto fila, e la gente segue il calcio, in questi stessi paesi la polizia è si più preparata ma non meno feroce e se sbagli le manganellate non si contano!
    Certo non ci sarà la stessa cultura ultras o meglio ce ne sarà una diversa e allora ad ognuno la sua!
    Mannaggia lu cuvernu che “ci” mette delle armi in mano, cazzo!!! Senza una adeguata formazione manda allo sbaraglio avvolte anche giovani [vedi g8] avvolte anche pezzi di merda che avrebbe dovuto rinchiudere, in cambio sempre du stipendiu, ed ecco ritornare u sordu alla base dei problemi e la scarsa possibilità di diverso insermento (se non quello e anale paranale) lavorativo .
    Le cose vengono gestite “all’italiana” anche per questioni così delicate e quando ci sono le armi di mezzo no, non puoi dire “scusa ho sbagliato” un proiettile parte e BBASTA, FINITO, FOTTUTO, MORTO!
    La finiscano poi con le condoglianze ed il cordoglio dei capi di stato e del ministro di mmerda di turno!!! la finiscano di usare frasi del tipo “giustizia sarà fatta per i parenti delle vittime”; non esistono sentenze, risarcimenti, pentimenti, scuse e “vicinanze” che possano riportare in vita i morti o che possano rendere meno dannata la vita a chi rimane!
    Purtroppo la legge non è uguale per tutti ma la morte si.
    Bella Giopeppo

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