Un libro per l’autunno

Tom Spanbauer L’uomo che si innamorò della luna

Tit. originale The man who fell in love with the moon (1991)
Mondadori, 2007
Collana : Strade blu
Pagg. 393, € 16,00
Traduzione Paola Bertante

Un ragazzo mezzosangue, un piccolo villaggio sulle rotte della corsa all’oro (Excellent, Idaho), una madre indiana Umori-di-bisonte, una donna sindaco risoluta combattiva e tenutaria di bordello, un uomo nero non di colore, un cowboy dalla pelle bronzea e gli occhi verdi che dialoga con la luna e ama follemente e intensamente. Una venditrice di bibbie meretrice, i mormoni ipocriti, un medico cinese spacciatore di oppio, un fabbro pederasta, un ritardato erotomane e il suo stranissimo cane (secondo per follia solo al Sammy Davis Junior Junior de Ogni cosa è illuminata), un gruppo di aedi di colore ciechi e saggi, i Wisdom brothers appunto, una baracca, un destino nel nome, una ridda di personaggi assurdi per un western come non ne erano mai stati immaginati, ma che forse corrisponde alla realtà della frontiera americana più che al mito del west epico di tanta letteratura e cinema. Le passioni brucianti, i sogni di libertà, progresso e felicità, ma anche le miserie umane degli occupanti e degli annientati (i nativi americani) e le ideologie che quei sogni fanno appassire ed emergere in idiote forme di nazionalismo con il corollario di popolo eletto, di nuova società che nasce e di colpevoli e diversi all’inferno.

Spanbauer, scrittore americano, utilizza paesaggi di maniera come un palcoscenico per una delicata, surreale e a tratti delirante ricerca della consapevolezza e per un viaggio nella/della identità.

Il protagonista Out of the shed, per tutti Shed, è Duichi-un-dua, un ragazzo mezzosangue che sarà avviato alla prostituzione da Ida Richelieu, essendo un berdache, cioè un sacro prostituto maschio. Nella culla infatti, di fronte alla scelta che ne avrebbe condizionato fatalmente l’avvenire, Shed allunga le sue mani sulle piume di struzzo rosa al collo di un’esterrefatta Ida, invece che verso l’arco (il mascolino) o la cesta (il femmineo). Anni dopo verrà violentato dall’uomo che forse è suo padre e che uccide sua madre: inizia da qui la sua personalissima avventura alla ricerca di se stesso e del senso del suo stare al mondo.

Valicherà montagne e attraverserà campi indiani tristemente simili alle tonwship sudafricane, ai projects statunitensi e a tanti altri ghetti urbani. Ma troverà la sua risposta solo tornando a casa e formando la più strana delle famiglie con gli amori della sua vita: Ida, Anne e soprattutto Delwood, suo padre fratello amante.

L’autore punta a un ibrido fra le atmosfere west decadenti alla “Mucchio selvaggio” e la storia epica, di reminiscenze classiche, con in filigrana pizzichi di realismo magico e umorismo surreale. Ma il perno è sempre e comunque Shed, la sua identità perduta cercata analizzata rifiutata rielaborata. E intorno a lui si muovono gli altri personaggi del libro, non semplici comprimari, ma persone dalle quali Shed sperimenterà i cambiamenti che il tempo e i tempi provocano, pur nella presuntuosa immobilità con la quale ci autorappresentiamo. Questi mutamenti coinvolgono perfino le singole membra del corpo del nostro, con passaggi nel testo in cui si dichiara esplicitamente che il nostro essere organico non può ignorare le anime che lo compongono.

“L’uomo che si innamorò della luna” è un libro da leggere ed assaporare più volte, cogliendo tutte le sfumature della trama; stuzzicherà furbescamente sia la parte fanciullesca che quella smaliziata del lettore contemporaneo, poiché è un tipico prodotto della cultura pop frullata dei ’90.

[…] “Stai cambiando” fa “sei arrapato come un caprone con due cazzi”.

[…] Lei era il mio spirito delle cose. […]

[…] Ho passato tutta la notte così: con il cazzo che ondeggiava implorante, la testa che diceva padre, il cuore contro il suo cuore che batteva fratello, fratello.

Ma soprattutto i miei piedi mi dicevano di scappare. […]

[…] Dellwood diceva che era quello che era perché continuava a raccontarsi in quel modo.

3 Commenti »

  1. andrea scrive,

    19 Ottobre 2007 @ 12:37

    ciao andrea,
    che bella recensione hai scritto, leggerò subito questo libro anzi lo divorerò.

    andrea aka

  2. andrea scrive,

    19 Ottobre 2007 @ 12:38

    Grazie andrea,
    sei sempre molto attento e gentile.
    andrea aka

  3. Freto scrive,

    19 Ottobre 2007 @ 16:26

    Ah!Ah! Ma te li commenti da solo gli articoli?

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