BORSINO SETTIMANALE
studio: a tratti
stato d’animo: contuso e ventesimo
ascolti: Chemical brothers - Dig your own hole, Afterhours - Il paese è reale, Empire of the sun – Walking on a dream, Audiobullys – the thing
propositi: cancellare dal vocabolario quotidiano i termini “mancare, calendario, quanti giorni, non farcela, solo, soltanto, bilancia, redditi di capitale, respingimenti, sfortuna, scorrimento”
libri: Patria 1978 – 2008, di Enrico deaglio, IlSaggiatore, 940 pagg., 22 €; Foto di classe,di Mario desiati, Laterza, 2009
ieri sera: Giovanni Lindo ferretti da Chiambretti, un cerchio che si chiude in rima; sto crescendo cazzo!
Eccomi nel guscio della casa familiare a tentare di dare un senso a 6 mesi vissuti fragorosamente e accertativamente. L’Italia sarà lontana, ma siamo partecipi come tutti gli altri delle statistiche che fotografano e tentano di dare uno spazio ad una crisi che, qualcuno dice, è solo psicologica.
***
Intanto, in attesa che sant’Oronzo recuperi el orgullo di Lecce, un saluto ai fottutissmi amici baresi. Il quotidiano sportivo spagnolo Marca ha dedicato un intero articolo alla vostra squadretta incapace di conquistare la promozione sul campo amico; titolo: “San Nicola recupera el orgullo de Bari”, più sotto fa anche riferimento ad Antonio Conte “…aquel aguerrido futbolista de la Juventus que eliminò al Real Madrid de la Copa de Europa en un fatidico encuentro en Delle Alpi…”.
Ma non c’è solo quella parte di Puglia a gioire: il Cras taranto, squadra di basket femminile, ha vinto il suo secondo scudetto; l’Italgest Casarano è in finale con il Telenorba Conversano per la serie élite del campionato di pallammano; il Foggia e l’Andria sono a un passo dai play-off delle loro rispettive categorie nel calcio; il Gallipoli attende un punticino per andare direttamente in serie B; il Casarano, infine, ha vinto la coppa Italia dilettanti a Roma. Insomma, ci diamo da fare!!!
Eppure le altre cose che osservo dal mio guscio tricasino mi piacciono molto meno: hanno incarcerato 16 poliziotti della stradale di Lecce con l’accusa di aver intascato per vent’anni regalìe e tangenti da imprenditori salentini per evitare i controlli. Leggo del solaio crollato a Lecce che ha quasi ucciso 2 operai edili; dello scempio di Ceglie Messapica, dove uno splendido trullo dell’800 è stato depredato delle chianche a copertura del cono per abbellire chissà quale villa in regione o al Nord.
E poi ci sono altre vicende, non strettamente legate a queste, ma che danno il segno della primitività sociale verso la quale la mia amata regione e il Paese in generale stanno scivolando: in un territorio che va preservato quanto più possibile, le mafie pervadono la nostra quotidianità, avvelenano le nostre case, i campi, i corpi e le menti, sguazzando dove il senso civico non è stimolato o dove l’indifferenza sembra ormai l’unica struttura del nostro vivere. Da Brindisi partivano TIR carichi di fanghi di risulta dalla centrale nucleare a carbone e finivano in una discarica in rpovincia di Reggio Calabria, vicino ad un’area protetta e sottoposta a vincolo paesaggistico. Poi si scopre che dalla quella stessa cava provengono laterizi usati in edilizia nella stessa Reggio e nei comuni limitrofi: le persone vivono in mezzo, melius dentro rifiuti tossici e pericolosi a loro insaputa, ma saranno davanti alla tele a maledire gli sbarchi a Lampedusa ed a invocare sicurezza, placebo elettorale, oppure a dire che nel loro quartiere le ‘ndrine garantiscono assenza di ladri e spacciatori! A Bari, un fango di risulta della lavorazione enologica veniva sversato illegalmente in un campo dichiarato parco naturale, sopra la falda acquifera che serve parte della città e dei comuni limitrofi.
E per chiudere in bellezza, ieri hanno proposto di costruire una delle “nuove” centrali nucleari ad Ostuni! Vendola, intervenuto all’inaugurazione del Festival dell’Energia a Lecce (a proposito, magnifica lectio magistralis di Odifreddi iersera!) ha detto che “ergeremo barricate” e che “nemmeno la Nato o un contingente ONU riusciranno a mutare il nostro NO” sernza appello, senza riserve.
Le riserve in effetti sul piano del governo sul nucleare ci sono e sono tante: dai contenuti stessi dell’accordo che in pratica consegnano parte della nostra politica energetica alla Francia (!!!!), al contentuto tecnico, politico, alla reale necessità economica di questo investimento e all’annoso problema che è il binomio, il nucleo, mo’ se ne vene, di tutta la questione, cioè la sicurezza e lo smaltimento delle scorie. Trino vercellese, Scanzano Jonico, il Puntland, Bosaso, la Somalia, i pirati, Ilaria Alpi vi dicono niente? Ma la partita è linga e ancora dobbiamo scendere in campo…
***
Qualcosa dobbiamo inventarci per uscire dalla crisi: di gioco, di risultati, economica, affettiva. Bugo ci ha messo del suo e ci ha avvertito che la crisi può essere una scusa per restare immobili e lasciare che gli altri decidano per noi “..oppure semplicemente/oppure semplicemente/fa’ niente!” E noi si studia, maledicendo la confusione della politica tributaria italiana che genera il monstrum che ci ritroviamo ad affrontare, sperando di ridurlo ai minimi termini.
E poi chissà, siamo giovani, abbiamo perso una “G” che ormai si va verso i trenta e, qualcuno, verso gli ‘anta.
La speranza va coltivata ma aprire gli occhi su ciò che ci circonda non è mai un esercizio di vana retorica disfattista. Allora vi saluto con Desiati, figlio della Valle d’Itria, che ha appena pubblicato, per i tipi Laterza, un bel libro “Foto di classe”. Parla di noi, ci descrive e ci scava dentro. La fitta che ho sentito al petto quando ho letto alcuni passaggi mi ha tramortito. E un giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Vito Bruno, ha reso su inchiostro questa morsa.
“…(Abbiamo) interiorizzato una sorta di desertificazione umana. Normalizzato l’esilio dei nostri figli…”
“…(Essi, noi!) percepiscono la loro terra come un luogo in cui non si può realizzare un progetto di vita. Dove non si può pensare di essere felici…”
“…Come è stato possibile che nell’immaginario dei nostri ragazzi una terra benedetta sia diventata un incubo da cui fuggire a tutti i costi?”
Gianfranco Miglio lo aveva detto. Lasciamo il Sud alle mafie. Vogliamo smentire questo proposito? Ce la faremo?